Le tecniche di Anonimato, Inganno e Mimetizzazione della dottrina moderna del riciclaggio di denaro

La dottrina del riciclaggio di denaro è la disciplina scientifica volta a rappresentare e definire l’apporto dell’industria del riciclaggio di denaro nelle operazioni di riciclaggio.

A tale scopo si possono individuare diverse tecniche e discipline da considerare.

Oggi l’industria del riciclaggio di denaro sporco utilizza sistemi bancari paralleli. Ciò è semplificato dalla globalizzazione dell’economia, dalle nuove tecniche internet e dall’incapacità dell’autorità di combattere i costrutti transnazionali.

I sistemi di riciclaggio di denaro sporco quindi sono molteplici ed è evidente che è difficile notarli tutti, ma tutti hanno però delle comuni proprietà che si basano su illimitate e fantasiose tecniche:

  1. l’anonimato delle identità,
  2. l’inganno sull’origine del denaro,
  3. la mimetizzazione delle transazioni monetarie.

Queste tecniche necessitano quindi di molteplici e composite abilità e non comuni professionalità e quindi di risorse umane e di personale altamente specializzato:

  • presta nomi,
  • notai,
  • falsari di documenti,
  • esperti crypto,
  • esperti web marketing,
  • contabili,
  • fiduciari,
  • banchieri o impiegati bancari,
  • specialisti di public relations e marketing.

Per rendere comprensibile e pratica la relazione tra crimine e mondo finanziario si riportano alcuni casi di cronaca che se letti alla luce delle sopradette modalità e tecniche riciclaggio ci rendono comprensibile come operi l’industria del riciclaggio moderno.

Una grande inchiesta internazionale realizzata sulle banche e il riciclaggio grazie al Consorzio di Giornalismo Investigativo ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists)(1), ha evidenziato le transazioni sospette di denaro riciclato avvenute per molti anni per il tramite di grandi banche occidentali.

Lo scandalo ha coinvolto istituti come HSBCJP MorganDeutsche BankStandard Chartered e Barclays Bank, usata sembrerebbe dall’entourage del presidente russo Vladimir Putin per aggirare le sanzioni internazionali imposte alla Russia.

L’inchiesta è stata realizzata grazie al lavoro dell’ICIJ, già responsabile dell’enorme inchiesta sui Panama Papers, e di un centinaio di giornali in 88 paesi.

L’attività investigativa ha elaborato i “FinCEN(2) files”, più di 2.500 documenti per lo più mandati dalle banche alle autorità statunitensi dal 2000 al 2017.

Molti di questi documenti, per comprendere sono le nostre SOS Segnalazioni Operazioni Sospette e sono definiti da BBC come “i segreti meglio custoditi del sistema bancario internazionale”, sono i SARs, acronimo di “Suspicious Activity Reports”, cioè segnalazioni su sospette attività criminali rilevate dalle banche, non accompagnate però dall’obbligo di agire per bloccare il presunto riciclaggio di denaro.

L’inchiesta ha quindi mostrato come, nonostante gli interventi delle autorità, le banche coinvolte abbiano spesso continuato a trasferire denaro di sospetti criminali, senza curarsi troppo delle conseguenze. Banche come HSBC, JP Morgan si sono prestate a trasferimenti di miliardi di dollari senza verificare i reali titolari effettivi e l’origine dei fondi.

L’Espresso, che si è occupato della parte italiana dell’inchiesta, ha scritto(3) “In sedici mesi di lavoro, oltre 400 giornalisti di 88 nazioni hanno potuto analizzare bonifici sospetti per un totale di ben 2.099 miliardi di dollari. Un troncone dell’inchiesta riguarda Danske Bank, la banca danese al centro di uno scandalo di riciclaggio da oltre 200 miliardi di euro: qui è l’Espresso ad aver procurato i documenti al consorzio. Le cifre complessive dei FinCEN Files sono impressionanti: solo Deutsche Bank ha gestito operazioni di sospetto riciclaggio per circa 1.300 miliardi di dollari. La banca tedesca è al primo posto per numero di segnalazioni, che riguardano soprattutto il decennio d’oro della finanza offshore, quando il colosso era guidato dallo svizzero Josef Ackermann, licenziato nel 2012 dopo svariati scandali. A seguire, nella classifica dei FinCEN Files, compaiono Jp Morgan Chase (514 miliardi), Standard Chartered (166 miliardi), Bank of New York Mellon (64 miliardi) e decine di altri istituti con cifre minori. Nelle carte spuntano anche conti bancari italiani, che interessano soprattutto orafi di Arezzo, imprese petrolifere liguri e aziende lombarde di materiali ferrosi”.

ALTRO ESEMPIO DELL’INDUSTRIA DEL RICICLAGGIO È IL CASO WIRECARD: CRONACA DI UNA FRODE ANNUNCIATA

Wirecard AG, è una società di servizi di pagamento tedesca quotata in borsa, fondata come start-up nel 1999 e con sede ad Aschheim vicino a Monaco di Baviera.

Wirecard offre soluzioni per il traffico elettronico dei pagamenti, la gestione del rischio e l’emissione e l’accettazione di carte di credito. Quotata in borsa ha rimpiazzato la Commercebank nel DAX e ha raggiunto più di 20 Miliardi di EUR di capitalizzazione.

Finché nel Giugno 2020 tutto è crollato.


Il crollo di Wirecard

L’azienda, attiva nell’ambito dei servizi finanziari e dei pagamenti, appariva fino a poco tempo fa come un vero e proprio fiore all’occhiello e campione del fintech e della digitalizzazione tedesco. Un’azienda che fino a pochi mesi fa rappresentava uno dei titoli principali del DAX 30 di Francoforte e capitalizzava più di 20 miliardi di euro, salvo poi scoprire che due miliardi di attività semplicemente non esistevano e che molti tra coloro che avrebbero dovuto vigilare non se ne erano accorti o avevano fatto finta di non vedere da tempo.

Il mercato e gli analisti bancari e le grandi società di revisione non hanno previsto e hanno subito inermi il crollo di Wirecard e quindi in varie fasi hanno continuato a non capire e non credere anche quando le notizie intorno all’azienda fintech erano oramai chiaramente da leggere come un crollo annunciato.

Una frode gigantesca che sembra paragonabile alla favola del “Il vestito nuovo dell’Imperatore“.

Una truffa ai risparmiatori può durare a lungo se è organizzata da soggetti senza scrupoli e le situazioni permettono che possa perpetrarsi a lungo senza ostacoli.

Il caso Wirecard a causa di queste mancanze, può rappresentare un pericoloso precedente per la credibilità della innovazione tecnologica nei servizi finanziari e del sistema dei pagamenti di tutta l’area crypto e delle Istituzioni stesse.

La fiducia dei risparmiatori era molto alta in quanto Wirecard era in listino DAX30, e pertanto questa categoria ha subito perdite rilevanti, l’investimento era automatico per i fondi pensione di tutto il mondo. Gli investitori erano attratti sia dalla rapida crescita di Wirecard che dal settore in forte ascesa della tecnologia di pagamento evoluta.

I primi sintomi nel 2008. Il capo di un’associazione di azionisti tedeschi, Florian Homm, pubblica un attacco a Wirecard, suggerendo irregolarità nel bilancio. Nel 2010 l’autorità federale tedesca di vigilanza finanziaria BaFin avvia un’indagine per una possibile manipolazione del mercato.

Il boom, dal 2011 al 2014 Wirecard raccoglie 500 milioni di euro dagli azionisti e fa acquisti.

Acquista società opache di pagamenti in tutta l’Asia in una serie di affari strani, a partire da Singapore, che diventa la sua sede centrale nella regione.

In ottobre 2015, Wirecard annuncia la sua più grande acquisizione: una ditta di pagamento indiana con un’operazione da 340 milioni di euro. Ne segue una campagna mediatica che esalta il potenziale e l’importanza di sviluppare il mercato dei pagamenti online nei paesi in via di sviluppo.

Nel 2017 Swiss East Affairs Gmbh, una ditta d’intelligence e ricerca basata a Zurigo, organizza un’operazione investigativa di mistery shopping e riferisce che le attività in India e Asia sono praticamente inesistenti e che molte strutture di servizio online e di vendita legate alle ditte acquisite da Wirecard in Asia, Dubai, UK, Francia e Italia sono dei fakes.

Secondo la stima risultata dell’indagine il fatturato plausibile di Wirecard proveniente da attività legali sarebbe 50 volte inferiore a quello dichiarato nei bilanci. A questo punto si deve considerare che i ricavi nel bilancio siano fraudolenti e/o provenienti da altre attività illecite come il riciclaggio di denaro sporco per terzi.

Indirizzi inesistenti di strutture legate all’acquisizione in India di Wirecard. La realtà di Wirecard in India ha pochi uffici di cambio a Chennai.

L’imperatore è nudo:   il 22 giugno 2020 Wirecard riconosce per la prima volta la potenziale entità di una frode contabile pluriennale, avvertendo che i 1,9 miliardi di euro in contanti probabilmente “non esistono”. La società di pagamenti afferma che sta valutando “se, in che modo e in quale misura tali attività sono state effettivamente condotte a beneficio della società“. Il sig. Jan Marsalek, che aveva la supervisione diretta delle aree interessate, è licenziato e sparisce senza lasciare traccia. 23 giugno 2020 il signor Braun viene arrestato 25 giugno 2020 Wirecard dice che presenterà istanza di insolvenza.

Wirecard è fallita dopo aver truccato i bilanci per 1,9 miliardi d’euro.

Wirecard era considerata da Berlino azienda strategica ma con i quasi 2 miliardi di fatto creati virtualmente e “pompati” nel sistema abbiamo assistito a qualcosa di mai visto prima. Soprattutto se si pensa che il sistema tedesco ha retto alla prima parte della crisi anche grazie ai bilanci truccati di Wirecard.

Alla luce di tali esempi appare chiaro come il riciclaggio sia un sistema ormai endemico e parallelo alla economia mondiale, una vera e propria INDUSTRIA che utilizza tutti i sistemi leciti e illeciti per poter assorbire la finanza illegale rigenerandola, ripulendola e mimetizzandola.

Gli organismi e gli Stati hanno oramai alzato gli scudi con l’applicazione di una normativa antiriciclaggio oramai di respiro globale per tutelare sia l’economia e il commercio “pulito e trasparente” che il risparmio.

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LEGGI QUI l’articolo precedente 1/2,   L’industrializzazione del riciclaggio di denaro, un fatturato miliardario


Per approfondimenti, consultare i seguenti link e/o riferimenti:

(1)   ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists) www.icij.org

(2)   Financial Crimes Enforcement Network statunitense, cioè l’ente del dipartimento del Tesoro americano che si occupa di crimini finanziari e che è incaricata di raccogliere i SARs e renderli poi disponibili alle agenzie del governo statunitense ed eventualmente alle intelligence di altri paesi.

(3)   FinCEN Files, ecco i boss mondiali del riciclaggio: denaro sporco per duemila miliardi fiumi di soldi sospetti per gli oligarchi di Putin, uomini di Trump, amici di Erdogan, narcos sudamericani, dittatori africani. E per il banchiere kazako che fece tremare il governo italiano. Ecco la nuova inchiesta internazionale dell’Espresso con il consorzio ICIJ di Paolo Biondani e Leo Sisti.